Regia: Peyton Reed
Sceneggiatura: Nicholas Stoller, Jarrad Paul, Andrew Mogel
Musiche: sonoro
Montaggio: Craig Alpert
Anno: 2009
Nazione: USA
Durata: 97′
Genere: commedia
Audio e Video: 7/10
Trama:
Cita:
Lasciato dalla moglie da almeno due anni, dopo un matrimonio di soli sei mesi, Carl Allen è caduto in una profonda depressione, dalla quale non riesce ad uscire. Sul lavoro vivacchia, salvato da un capo un po’ strambo, e agli amici dà continui bidoni (al punto di non partecipare alla festa di fidanzamento del suo migliore amico), nonostante le loro tenaci dimostrazioni di affetto.
Incontra per caso un vecchio amico, che non vedeva da tempo, che lo spinge a partecipare a un convegno sull’autostima, la cui chiave di volta sta nel dire sempre un incondizionato “si” ad ogni cosa la vita proponga. Per esempio, appena terminata questa assemblea, un barbone chiede gentilmente a Carl un passaggio in macchina, l’uso del suo cellulare e tutti i soldi che ha in quel momento nel portafoglio e Carl accetta. Ma è proprio grazie a questi “sì”, e alle disavventure che momentaneamente causano, che Carl riesce a cambiare il suo atteggiamento, trova una donna che lo ama, riacquista la fiducia in se stesso e la stima degli amici e viene promosso sul lavoro.
I problemi veri vengono quando, dopo aver risposto affermativamente anche alla proposta di convivenza avanzata dalla donna, questa scopre il retroscena e dubita delle reali intenzioni dell’uomo e del perché abbia detto si alla convivenza.
Titolo originale: Ocean’s eleven
Nazione: Usa
Anno: 2001
Genere: Azione/Commedia
Durata:
Regia: Steven Soderbergh
Sito ufficiale: oceans11.warnerbros.com
Cast: George Clooney, Brad Pitt, Julia Roberts, Don Cheadle, Matt Damon, Andy Garcia, Bernie Mac, Casey Affleck, Scott Caan.
Produzione: Jerry Weintraub Productions, Village Roadshow Productions.
Distribuzione: Warner Bros.
Uscita prevista: 21 Dicembre 2001 (cinema)
L’incasso di tre casinಠdi Las Vegas converge in un unico caveau. Si tratta, nell’occasione, di 163 milioni di dollari. àˆ a questi che mira Ocean (Clooney), uscito di prigione. Organizza il colpo insieme a un suo amico (Pitt). Vengono reclutati specialisti in ogni campo, i più bravi. I Casinಠappartengono a un unico proprietario, certo Tony Benedict, straorganizzato e, al caso, crudelissimo. Veniamo anche a sapere che Tess, ex moglie di Ocean (ma lui é sempre innamoratissimo) sta proprio con Benedict. Per Ocean sarebbe dunque una doppia vendetta. La rapina riesce: supertecnologica. E anche la riconciliazione fra Tess e Ocean riesce. Ripreso da Colpo grosso, interpretato a suo tempo dal clan Sinatra: Sammy Davis, Dean Martin, Peter Lawford. Il linguaggio di Soderbergh, ormai legittimato dall’Oscar, per fortuna non intende essere “di tendenza”. La storia fila via senza intoppi stilistici. Certo, quelli del cast sono tutti bravi, con Clooney che forse emerge sugli altri. Buona evasione.
Negli anni ‘80 Randy “The Ram” Robinson era un eroe del pro wrestling all’apice della carriera. L’incontro con il rivale Ayatollah, sconfitto il 6 aprile 1989, sarebbe rimasto per sempre nella storia dello spettacolare sport. Tuttavia, venti anni dopo “l’ariete” porta sul corpo i segni della lotta. Appesantito e decaduto, lavora part time in un grande magazzino e pratica il wrestling nelle palestre dei licei, ogni fine settimana, per la gioia dei (pochi) fan che gli sono rimasti.
Il fallimento e la distruzione fisica sono temi che Darren Aronofsky aveva già esplorato in passato ma nel narrare la ballata del lottatore errante, trova il modo per estenderli a una sfera più ampia. Il personaggio di The Ram (interpretato da un Mickey Rourke in stato di grazia) rappresenta infatti l’essenza stessa del fallimento. Colpito da un infarto in seguito a un incontro mortificante, il vecchio wrestler inizia a riflettere sulla sua esistenza e trova nella spogliarellista di Marisa Tomei – una donna che per molti aspetti gli somiglia – un’affabile confidente che gli suggerisce di mettersi in contatto con la figlia. Spostando le luci di scena dal ring all’animo spezzato di un uomo, Aronofsky assume un piglio compassionevole, senza mai eccedere nei toni evitando la drammatizzazione fine a se stessa. Virando dall’”art-rock” e dal cinema artigianale e visionario al quale ci aveva abituati, per intraprendere una strada narrativamente più semplice e schematica, il regista statunitense (in)segue da vicino il wrestler, riprendendolo spesso di spalle in quello che appare un moto di deferenza, come se non volesse mostrare il declino dell’eroe.
Durante la sua personale ricerca di una rinascita, The Ram affronta a testa alta la vita fuori dal ring, provando con ogni strumento a sua disposizione a diventare l’uomo che non è mai stato. A sostenerlo è il ricordo del boato della folla, lo stesso che continua a tentarlo sebbene sia ormai un “vecchio pezzo di carne maciullata”, perché i colpi inflitti dalla realtà sono più dolorosi di quelli subiti sul palco sotto ai riflettori. L’ultima drammatica sequenza, che lo mostra di spalle, è interrotta dal nero cinematografico e dai titoli di coda accompagnati dalla toccante ballata di Bruce Springsteen scritta appositamente per il wrestler e per tutti i lottatori caduti.